mercoledì 8 luglio 2015

Divorzio Breve, seconda parte. Aspetti tecnici ed economici

Abbiamo già parlato del divorzio breve nel nostro primo articolo puntando l'attenzione sui processi di elaborazione della separazione dal partner dal punto di vista psicologico.
In merito a un cambiamento che è epocale, e che segna la profonda trasformazione della società italiana dagli anni 70 ad oggi, sembra importante approfondire alcuni
contenuti tecnici.

Il presidente dell’associazione italiana avvocati matrimonialisti, Gian Ettore Gassani, lo definisce una rivoluzione copernicana del diritto di famiglia in Italia.
Come abbiamo visto, la prima grande e vera distinzione, sta nel definire e stringere i tempi da 6 mesi per una separazione consensuale, a 12 mesi per una separazione giudiziale (e cioè con un conflitto in essere tra i due coniugi riguardanti aspetti sia patrimoniali, di mantenimento che di gestione dei figli).

Gli italiani sembrano essere già ben orientati: infatti il 85,4% delle separazioni in Italia nel 2012 già erano consensuali, così come il 77,4% dei divorzi. (Fonte, Istat)
Litigare e farsi la guerra costa caro, sia in termini economici, sia in termini di energie e fatiche psicologiche.
Sicuramente si tratta di un provvedimento che va incontro al cittadino, poiché riduce sensibilmente le spese che i coniugi si troverebbero ad affrontare, e contemporaneamente riduce l’elemento della conflittualità, che verrebbe quantomeno alimentata da attese estenuanti per ottenere ad esempio, lo scioglimento della comunione dei beni.
Storicamente, la legge italiana ha previsto un periodo di 'riflessione imposta' ai coniugi, permettendo un accesso al divorzio solo dopo l'avvenuta 'sosta' nel periodo di separazione.
Tuttavia, i dati indicano che soltanto il 2% dei coniugi in separazione, decide nello spazio di attesa previsto dalla legge di non divorziare,e ciò sembrerebbe indicativo di una scelta consapevole e ragionata, dalla quale è difficile tornare indietro. Questo nuova cornice permette di attingere quindi in maniera più semplice e rapida al proprio patrimonio indipendente, per investire sul futuro personale e 'rifarsi una vita',  ad esempio acquistando un nuovo immobile. 
Prima, tutto questo era possibile solo a sentenza finale del giudice.

LA COMUNIIONE DEI BENI SI SCIOGLIE

CON LA SEPARAZIONE CONSENSUALE
O AUTORIZZAZIONE DEL GIUDICE SE GIUDIZIALE ( NON PIU’ SENTENZA DEFINITIVA)

La nuova legge approvata inoltre, riguarda anche tutti i casi di procedimenti in corso dalla sua approvazione.
L’altro aspetto molto importante è che dopo 45 anni (la prima legge sul divorzio è del 1970) è possibile divorziare senza 'passare' dal giudice
E’ possibile intraprendere questo procedimento in negoziazione assistita ( ciascuno dei coniugi assistito dal suo legale) anche in presenza di figli. Il costo previsto può variare dagli 800 ai 3500 euro.
Si può evitare il passaggio in tribunale, rivolgendosi ad esempio, anche all’ufficiale di stato civile del proprio comune, o direttamente al sindaco, nel caso di piccoli comuni.

NEGOZIAZIONE ASSISTITA
COMPOSIZIONE FAMILIARE
COSTO 
TEMPI
UN AVVOCATO PER CIASCUN CONIUGE 
ANCHE IN PRESENZA DI FIGLI
DA 800 EURO A 3500 EURO
DA 6 A 12 MESI
EVENTUALI DISACCORDI VENGONO MEDIATI ED ASSORBITI DAI LEGALI
MONITORAGGIO E MEDIAZIONE RISPETTO LA PRESENZA DI FIGLI
EVENTUALE CONSULENZA TECNICA SUPPORTIVA DI PROFESSIONISTI MEDIATORI O PSCIOLOGI

SEPARAZIONE O DIVORZIO IN COMUNE
COMPOSIZIONE FAMILIARE
COSTO 
TEMPI
UFFICIALE O SINDACO
NO FIGLI O NON AUOSUFFICIENTI
16 EURO
30 GIORNI
NON E’ NECESSARIO AVVOCATO




Da questo schema, sembra tutto molto semplice e molto meno oneroso rispetto al passato.
Non bisogna dimenticare, tuttavia, che il divorzio rimane in Italia, preceduto da un periodo di separazione.
Rimane dunque ancora possibile, e contemplabile per la legge italiana, una finestra di possibilità in cui i coniugi possano riflettere, per tornare sulle proprie orme e cambiare idea.
Anche se i dati ci dicono esattamente il contrario, per il momento questa possibilità viene mantenuta.
Che cosa cambia per l’assegno di mantenimentoNulla sembra cambiare in questo senso: ne ha diritto il coniuge che non ha redditi propri adeguati  a mantenere il tenore di vita goduto durante la convivenza.
E’ possibile tuttavia, in base alla legge precedente del 2014, che maggiori provvedimenti di accertamento possano a scattare per il coniuge per così dire ‘forte’ ( di solito il marito) facendo ricorso all’anagrafe tributaria, all’analisi della movimentazione di carte di credito, ai beni intestati a terze persone, per valutare l’effettivo rapporto tra patrimoni dei due coniugi.
Come dovrebbe avvenire quindi, una buona separazione?
Ci siamo interrogati su questo, e come ha sottolineato più volte il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri, la negoziazione assistita esprime un processo di cautela rivolto sprattutto ai minori e ai non autosufficienti presenti nel nucleo familiare, e ‘la vigilanza che gli avvocati possono esprimere in questo percorso rappresenta e rafforza la bontà di questi provvedimenti’.
Come si può tradurre questo in concreto? e soprattutto, quali sono gli aspetti veramente protettivi per i figli?
Ne parleremo nel prossimo approfondimento sul divorzio breve.