martedì 16 giugno 2015

Divorzio breve: 6 mesi sono abbastanza per elaborare la separazione anche dal punto di vista psicologico?

La nuova legge approvata lo scorso 22 Aprile alla Camera è diventata operativa, portando modificazioni importanti in materia di separazione e divorzio; la più evidente è che a partire dalla data di separazione, nello specifico dalla data di comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale, non devono più trascorrere 3 anni per richiedere il divorzio, ma solo 6 mesi se la separazione è consensuale e 12 se è giudiziale.  Per chi lascia questo potrebbe essere un tempo anche troppo lungo, ma per chi si trova in un qualche modo a “subire” la decisione del partner, anche quando legalmente la formula è ‘consensuale’, potrebbe non essere sufficiente per “dirsi addio”. Quali sono dunque i tempi psicologici per elaborare la separazione?

Solitamente il divorzio è la tappa finale di un lungo processo dove, generalmente, tra i partner iniziano a disseminarsi sentimenti come insoddisfazione, rabbia, malumore che talvolta si esprimono sotto forma di litigi alternati  a lunghi silenzi e distanze.  Separarsi può sembrare una soluzione liberatoria, per mettere fine a tali stati d’animo, ma in realtà dal punto di vista psicologico si tratta solo dell’inizio di un lungo processo.


Il divorzio è un’esperienza dolorosa per entrambi i partner.  E’ intuitivo che la fine del rapporto per l’uno può considerarsi un “lutto” da elaborare, al pari della perdita (intesa come morte) di una persona cara, come dimostrano molte ricerche. Tuttavia, anche per il partner che intimamente avvia la fine del progetto matrimoniale, portare il peso di questa decisione e della sofferenza del coniuge, può non essere facile. Si tratta dunque, di affrontare delle perdite partendo dal cambiamento di una routine quotidiana consolidata (pensiamo per esempio alla propria abitazione, alle condivisione delle spese, alle proprie abitudini) e delle perdite nel proprio mondo sociale (per esempio gli amici comuni, i parenti, i luoghi frequentati).

Il tempo generalmente necessario per elaborare il lutto della separazione è di circa un anno, ma questo tempo può essere molto soggettivo e influenzato dalle modalità di separazione che hanno messo in atto i due coniugi. Maggiore è stata la sofferenza che entrambi si sono vicendevolmente inflitti, maggiore sarà il periodo necessario per guarire le ferite.
Generalmente possiamo individuare una successione comune di fasi che permettono questa elaborazione:
-       nella prima fase è predominante una sensazione di sgomento, in cui si fatica a comprendere cosa stia avvenendo: chi viene lasciato non può credere che la storia sia al capolinea, arrivando a  volte a una negazione della realtà, perché sentita troppo dolorosa.

-       in un secondo tempo compare una fase più consapevole, con la presa di coscienza della fine dell’amore e del rapporto di coppia: è una fase delicata in cui la persona che è stata lasciata può addossarsi la responsabilità del fallimento del progetto di coppia, e vivere un profondo senso di colpa e di tristezza.

-       Successivamente con la consapevolezza della propria sofferenza, si può attraversare una fase di disperazione e di rabbia nei confronti dell’ex coniuge; in questa fase il rischio è di assumere la posizione di vittima e di occupare tutte le proprie energie per dimostrare quanto l’ex-coniuge li abbia danneggiati, non riuscendo ad investire in nuove relazioni.

-       Tutti questi sentimenti, se adeguatamente elaborati, consentono alla persona di riemergere e di uscire dalla separazione  con una maggiore consapevolezza delle proprie risorse e una maggiore autostima, potendosi così rimettere in gioco affettivamente in un nuovo rapporto.

Il divorzio è quindi un’esperienza che segna e cambia profondamente l’individuo, dove la buona riuscita del processo di elaborazione della separazione è cruciale per uscirne più solidi, cogliendo quanto di buono ci sia stato in quel legame, nonostante sia terminato.